Page 11 - Il Processo
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INTERVENTO DEL “CONSIGLIERE A LATERE”
IMPERSONATO DA GIUSEPPE AYALA
Si dà lettura dell’atto di accusa del Processo al Re, per la promulgazione delle leggi razziali, formulato dal Pubblico Ministero:
“Tradimento allo spirito e ai contenuti della legge fondamentale del Regno d’Italia, secon- do il diritto naturale e secondo le norme dello Statuto del Regno, o Statuto Albertino del 1848, consistenti in specie in:
a) violazione del diritto naturale, costituente crimine contro l’umanità, per avere fatto uso illegittimo del potere di sanzione legislativa in modo antistorico ed immorale;
b) violazione dello spirito e dei contenuti della legge fondamentale del Regno, con riferi- mento agli articoli 1, 3, 7, 24 dello Statuto Albertino, così cagionando ai singoli cittadini italiani di religione ebraica e agli altri cittadini italiani, ciascuno per le proprie speci cità di contingente situazione personale, professionale, sociale, nonché allo Stato nella globalità delle sue componenti pubbliche e private, gravi e incalcolabili danni economici e morali, che si sono radicati permanentemente nel tempo, in taluni casi perdurando  no ad oggi.”
La contestazione del pubblico ministero che ho appena letto, indica, come è normale che sia, gli elementi essenziali della condotta materiale ascritta all’imputato. Ma per ciascun reato il giudice deve anche valutare il cosiddetto elemento soggettivo, il dolo, nonché l’intensità dello stesso.
A proposito del dolo, intendo far riferimento alla considerazione che né Mussolini né il Re avevano mai dato adito ad un loro possibile inserimento nella purtroppo non esigua schiera degli antisemiti.
Casa Savoia aveva anzi emanato leggi in favore degli ebrei a partire dal 1848.
Per quanto riguarda il regime fascista, per amor di sintesi, mi limito a richiamare la vicenda davvero emblematica dell’ebreo Guido Jung, che ben conosco per ragioni familiari, aven- done sposata la nipote, Natalia Jung.
Guido Jung era un facoltoso imprenditore, ma anche un eccellente economista. Ebreo, sin dai primi anni ‘20 aderì al partito fascista. Ricoprì in seguito importanti incarichi, e nel 1932 il Duce lo chiamò a far parte del suo Governo come Ministro delle  nanze. Una scelta felice perché, insieme a Beneduce, Jung realizzò l’Iri.
Lasciò il governo tre anni dopo, nel ’35, per divergenze politiche che nulla avevano a che fare con la sua religione.
Ne consegue che  no al luglio 1938, data dell’emanazione del Manifesto della Razza, l’anti- semitismo era estraneo sia all’ideologia fascista che alla tradizione di Casa Savoia. Assume perciò una rilevanza innegabile, considerare che malgrado quanto ho sin qui richiamato, dal ‘38 al ’45 furono concepite da Mussolini e promulgate dall’imputato una serie di disu- mane leggi antisemite.
Tutto ciò non può non avere un rilevante peso ascrivibile all’imputato in ordine alla condot- ta contestata dal Pubblico Ministero.


































































































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