Page 13 - Il Processo
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ATTO DI ACCUSA DEL PROCESSO AL RE PER LA PROMULGAZIONE
DELLE LEGGI RAZZIALI DEL “PUBBLICO MINISTERO
IMPERSONATO DA MARCO DE PAOLI
Al Pubblico Ministero oggi spetta il compito di introdurre il processo al Re Vittorio Emanue- le III, ri ettendo su ciò che è stato. Ri ettendo sull’abominio che venne compiuto in Italia, nel Regno d’Italia, a partire dal 1938 con la approvazione, la sanzione e la promulgazione delle cd leggi razziali.
In verità, meglio si dovrebbe dire leggi razziste; ovverossia leggi - per riprendere il titolo di un famoso libro di Valerio Di Porto - della vergogna.
L’accusa che abbiamo formulato, e che abbiamo poc’anzi ascoltato, è quella di “Tradimen- to allo spirito della Legge Fondamentale del Regno d’Italia, secondo il diritto naturale e secondo le norme dello Statuto del Regno, noto come Statuto Albertino emanato nel 1848 per il Regno di Sardegna e esteso nel 1861 a tutto il Regno”.
In specie, l’atto di accusa si rivolge principalmente (ma non solo) al Re Vittorio Emanuele III, quale soggetto che ebbe a sanzionare quel complesso di norme comunemente cono- sciuto come “leggi razziali” (o legislazione antiebraica fascista), adottate dal Parlamento del Regno d’Italia a far data dal settembre del 1938 con il R.D.L. 5 settembre 1938, n. 1390 (“Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola”), e poi proseguite, con ulteriori prov- vedimenti, nei successivi anni  no al 1944. Tali leggi erano volte ad escludere – di fatto e di diritto – tutti i cittadini italiani di religione ebraica non solo dagli impieghi pubblici, ma anche dalla vita sociale, politica, culturale, economica e  nanziaria dello Stato.
La responsabilità della quale è chiamato a rispondere l’imputato in questo processo, si sostanzia essenzialmente nell’aver consentito – con la propria condotta (commissiva ed omissiva) – la realizzazione di un crimine contro l’umanità consistente nella persecuzione di leali e devoti cittadini italiani per motivi razziali e religiosi.
In tal modo, secondo l’Accusa, egli fece uso ingiusti cato, immorale ed antistorico del po- tere attribuito alla sua persona.
I)
In questo senso si contesta a Vittorio Emanuele III di esser venuto meno ai suoi doveri ed obblighi di Monarca, assecondando la realizzazione di tale abominio:
· da un lato, consentendone praticamente l’ef cacia, disponendone la sanzione alla stregua dell’art. 7 dello Statuto Albertino e, quindi, attraverso gli atti di promulgazione da esso sottoscritti (l’art. 7 dello Statuto, infatti, prevedeva che “Il Re solo sanziona le leggi e le promulga”).
· E dall’altro, omettendo di prendere posizione e di opporre resistenza ad una legislazione che alterò i rapporti sociali all’interno della società, snaturando completamente lo spirito della Legge Fondamentale dello Stato (e cioè lo Statuto), attraverso norme che determinavano una lesione sostanziale dei diritti fondamentali dell’uomo.


































































































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