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IL PROCESSO – A OTTANT’ANNI DALLA FIRMA DELLE
“LEGGI PER LA DIFESA DELLA RAZZA”
Il 18 gennaio 2018 è andato in scena all’Auditorium Parco della Musica di Roma un proces- so in forma teatrale, con colpi di scena, testimonianze del dolore di quegli anni ed un  nale tutt’altro che scontato.
Sul banco degli imputati il Re Vittorio Emanuele III, che promulgò le leggi antiebraiche, interpretato da Umberto Ambrosoli; il Pubblico Ministero è Marco De Paolis, Procuratore militare di Roma; Giorgio Sacerdoti, Presidente del CDEC, il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, è l’avvocato di Parte Civile; la Corte è composta da Paola Seve- rino, Rettore e Professore Luiss, nel ruolo di Presidente, da Rosario Spina Consigliere del C.S.M. e da Giuseppe Ayala, già parlamentare, magistrato e Pubblico Ministero nei pro- cessi contro la ma a.
Tra l’esposizione dei capi d’accusa, le arringhe e l’autodifesa del Re, non sono mancate le dolorose ed emozionati testimonianze della parte colpita dall’abominio delle leggi razziali. Tra queste: Piera Levi Montalcini nelle cui parole rivive la sofferenza della zia, il premio Nobel Rita Levi Montalcini, e lo smacco per la ricerca scienti ca italiana dovuto alla fuga di menti eccelse; Federico Carli racconta la storia di suo nonno, Guido Carli, che ri utò di pubblicare la propria tesi di laurea per rispetto del suo professore ebreo, e dovette così rinunciare ad una promettente carriera universitaria. Anita Garibaldi, bisnipote dell’eroe dei Due Mondi, ricorda come suo padre, il parlamentare Ezio Garibaldi, ri utò di  rmare le leggi e schiaffeggiò Farinacci. Carla Perugia Della Rocca racconta l’odissea vissuta da bambina insieme alla sua famiglia. La giovane Morgane Kendregan legge una lettera che le inviò il nonno, Elio Cittone, per raccontarle la sua odissea.
Testimoni dell’accusa, il giornalista e saggista Lorenzo Del Boca, autore di “Maledetti Sa- voia” e l’economista Enrico Giovannini, che spiega la ricaduta economica che le leggi antiebraiche ebbero sul nostro Paese, mentre gli interventi degli avvocati Matias Man- co e Giovanni Rucellai illustrano le ragioni della difesa.
A chiudere la serata, dopo le considerazioni della Corte, il direttore de La Stampa Maurizio Molinari, che parla di come nel dopoguerra l’Italia scelse di voltare pagina senza pur tutta- via esaminare la propria coscienza collettiva, gli errori e gli orrori commessi e anzi, a volte, promuovendo ai più alti vertici della carriera professori, magistrati, politici che avevano collaborato alla stesura e all’applicazione delle leggi antiebraiche.
Il Processo è diventato così un processo ad una parte dell’Italia e della sua società civile che, discriminando un gruppo di propri cittadini, gli italiani di religione ebraica, arrivò a emarginarli, opprimerli,  no a dichiararli nemici della Patria, agevolandone la deportazione verso i campi di concentramento e di sterminio negli anni che seguirono.
Il messaggio d’insieme che si intende condividere è che oggi, ad ottant’anni passati, questi fatti vanno ancora chiariti e che questa memoria collettiva non deve af evolirsi.


































































































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