Page 21 - Il Processo
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SECONDA PARTE INTERVENTO
DEL “DIFENSORE DI PARTE CIVILE PER
GLI EBREI D’ITALIA
E LA NAZIONE ITALIANA”,
IMPERSONATO DA GIORGIO SACERDOTI
Chi sono le vittime?
Anzitutto tutti gli ebrei che vivevano nel 1938 in Italia, meno di 50.000, compresi gli ebrei stranieri che in Italia avevano trovato rifugio dalle persecuzioni della Germania nazista e poi dall’Austria annessa da questa.
Degli ebrei italiani 35.000 circa iscritti alle Comunità ebraiche che da secoli erano disseminati nella penisola, anzi dai tempi dell’antica Roma ancora prima della diaspora provocata dalla distruzione di Gerusalemme da parte dell’imperatore Tito. Loro e i loro discendenti che per decenni hanno sofferto degli effetti dell’esclusione e delle persecuzioni, morali e materiali. Una persecuzione, iniziata con le infami leggi razziali del 1938, iniziata allora con “l’attacco ai diritti” e premessa, con la schedatura e l’isolamento sociale, dopo pochi anni all’attacco alle vite, la caccia all’ebreo durante l’occupazione nazista dell’Italia dopo il 8.9.43, lo sterminio, la Shoah.
Ma vittima è stata tutta l’Italia, privata di tanti suoi  gli, del loro apporto civile ed economico, delle loro opere creative, delle loro invenzioni e scoperte, del frutto della loro industriosità che è venuta ad arricchire altri paesi e altre società. Non solo degli ebrei, o meglio di tutti coloro che vennero considerati di razza ebraica, ma anche di tanti non ebrei, molti imparentati in vincoli familiari con le vittime, anch’essi colpiti direttamente o indirettamente nei loro affetti, nelle loro attività, nei loro mezzi, che spesso preferirono l’esilio e l’emigrazione che il vivere in Italia in condizioni di discriminazioni. Enrico Fermi ne fu l’esempio più eclatante che alla  ne del 1938 ricevuto il premio Nobel per la  sica a Stoccolma, preferì da lì imbarcarsi per sempre per l’America piuttosto di vivere sotto un regime dittatoriale che aveva fatto della moglie Laura Cappon,  glia di un ammiraglio della Regia Marina, una cittadina di seconda classe. Una perdita permanente per la società italiana tutta, anche essa vittima di quelle leggi. Una perdita che è proseguita nelle generazioni successive. Basta menzionare il caso di Andrew (Andrea Viterbi) inventore dell’algoritmo che fa funzionare i cellulari di tutti noi, che dovette emigrare negli Stati Uniti coi genitori all’età di quattro anni.
Vedremo poi in dettaglio lo stillicidio implacabile di queste leggi e decreti che a partire dal settembre 1938 discriminarono questo piccolissimo un per mille della popolazione italiana, la isolarono, la privarono dei mezzi di sussistenza, della dignità agli occhi dei concittadini, li esclusero dal consorzio nazionale. Leggi c.d. razziali, per salvaguardare la purezza di una inesistenza razza italiana, ma in verità semplicemente anti-ebraiche e antisemite.
Vedremo anche con maggior dettaglio gli effetti che esse ebbero sulla vita delle vittime, escluse dalle scuole come alunni o insegnanti, dalle università come studenti o professori, privati dall’esercitare le loro professioni liberali, licenziati in tronco dall’esercito, dalle


































































































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