Page 22 - Il Processo
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pubbliche amministrazioni, dalla magistratura, dagli loro impieghi in banca e nelle assicurazioni. Non si poterono più pubblicare libri di autori ebrei, né i loro testi scolastici, né eseguire rappresentazioni o musiche di artisti ebrei, di cui il pubblico fu privato. Esse furono applicate oltre il loro dettato: basti dire che furono privati della licenza commerciale nel 1939-40 persino 800 venditori ambulanti ebrei romani, così che centinaia di famiglie già in condizioni modestissime furono messe sul lastrico.
Le responsabilità legali e politiche
Di Mussolini, il deus ex machina del fascismo e delle leggi razziali, i partigiani fecero giustizia sommaria in nome del popolo italiano, evitandogli un giusto, regolare processo come quello di Norimberga, per il suo ruolo determinante di avere portato l’Italia nella guerra d’aggressione catastro ca a  anco di Hitler, a sostegno di una ideologia barbara di prevaricazione, di razzismo e di morte. La Storia ha già dato il suo giudizio inoppugnabile. Ma dietro e con Mussolini, nel 1938 duce del fascismo, primo ministro e ministro dell’interno, vi era l’amministrazione dello stato italiano, quella che al centro e in periferia applicò le leggi e le loro discriminazioni non solo con burocratico zelo ma come è stato detto “con arbitrio, discrezionalità e capriccio”, sempre naturalmente a danno delle vittime designate; addirittura il Ministero degli Interni, come è stato scritto, si distinse per il suo “antisemitismo amministrativo”. Illusorie furono le possibilità di attenuazione o esenzione, persino in caso di battezzati; o quando ci furono su base individuale, furono occasione di ricatti e corruzione. Ma accanto a Mussolini, anzi sopra di lui secondo lo Statuto del Regno d’Italia, c’era il Re, che condivideva il potere legislativo, depositario del potere esecutivo, nonché quello di nominare e revocare i membri del Governo (potere esercitato quando Lei, Re, nominò Mussolini presidente del Consiglio nel 1922 dopo la Marcia su Roma, e quando lo revocò il 25 luglio del 1943 dopo la s ducia del Gran Consiglio del fascismo).
Poteri veri, non solo esistenti sulla carta dunque, anche se Lei non si curò di usarli in questo frangente. Tutti i decreti legge razzisti, come ogni altro, contengono prima degli articoli la formula solenne “abbiamo decretato e decretiamo”, Voi, non qualcun altro.
Era il Re che  rmava le leggi e le promulgava come “Re d’Italia per grazia di Dio e volontà della Nazione”.
E questa legittimazione popolare (la volontà della Nazione) da dove veniva, su cosa si fondava?
Dobbiamo risalire al 1848, all’alba della libertà d’Italia quando il Suo avo, Carlo Alberto re di Sardegna, dello stato piemontese nel fatidico febbraio-marzo decretò con le sue Regie Patenti l’uguaglianza nei diritti civili e politici di tutti i cittadini dello stato – non più sudditi – liberando valdesi e israeliti dalle antiche Interdizioni. Negli stessi giorni, in contemporanea, fu promulgato lo Statuto del Regno che legittimava Carlo Alberto sovrano costituzionale, così come esso nel 1861 legittimò il  glio VE II, Suo nonno, a re di tutta l’Italia. Un evento che accomunò la  ne delle secolari “Interdizioni israelitiche” con la conquista della libertà e dell’unità per tutti gli italiani.
Gli ebrei subalpini apposero all’interno della antica sinagoga di Casale Monferrato la targa a ricordo e gratitudine che tuttora vi campeggia:
“Il 29 marzo 1848 il Re Carlo Alberto e 19 giugno il Parlamento nazionale decretavano i diritti degli Israeliti subalpini acciocchè, scordate le passate interdizioni, nell’eguaglianza e nell’amor patrio crescessero liberi cittadini”


































































































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