Page 28 - Il Processo
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LA DIFESA DELL’“IMPUTATO”, IL RE VITTORIO EMANUELE III,
IMPERSONATO DA UMBERTO AMBROSOLI
Esposizione introduttiva
Il giudizio su quei Decreti la Storia lo ha già emesso ed è consolidato: è un giudizio com- pletamente negativo.
Anche la mia discendenza, in un documento del 2005, ha usato parole molto dure per ma- nifestare la propria solidarietà a chi ha subito un torto oggettivo. Ha, infatti, stigmatizzato quella che ha de nito “una tale violazione dei diritti umani e della stessa idea di civiltà”. In altre dichiarazioni ancora più risalenti ha parlato di “macchia indelebile”. Mi sono chiesto se questa sede (uno spettacolo, una  nzione, la “celebrazione” del torto subito) sia ade- guata per affrontare l’enorme e drammatica complessità propria della Storia. Con soli 13 minuti complessivi a disposizione!
Ma ho accettato: perché anche un tempo microscopico, anche un’occasione così irrituale può accendere la scintilla della curiosità e dell’approfondimento. Cioè di ciò che serve per fare in modo che quel giudizio possa essere reso nel rispetto della Storia: senza banaliz- zazioni, senza automatismi. A ché la Storia possa essere ciò che diceva Cicerone nel De Oratore: Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis. La storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità.
Poiché, infatti, cercherò di spiegare alla Corte le ragioni o se vogliamo le dinamiche che hanno portato un Re che ha sempre avuto massima considerazione degli ebrei italiani e non, che ne ha riconosciuto i meriti anche al servizio del Paese, a contro rmare dei Decreti presentati dal Capo del Governo che erano destinati, anzi –peggio-  nalizzati, a produrre un torto grave, un’ingiustizia.
E dico subito, prima che l’approfondimento istruttorio abbia inizio: il bivio innanzi al quale mi sono trovato non è stato quello tra una scelta giusta ed una sbagliata, né quello fra il bene ed il male. No, era quello drammatico fra due scelte parimenti ingiuste, parimenti drammatiche.
Ho affrontato la responsabilità della scelta in solitudine, come è inevitabile che sia per chi ha l’onere di regnare: ragione per cui oggi in solitudine intendo difendermi.


































































































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