Page 36 - Il Processo
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del popolo italiano e la conseguente applicazione non rigorosa di quelle leggi non corrisponde al vero, così come si è avuto modo di vedere dalla istruzione di questo processo, se non in limitati casi;
· inoltre, non è affatto vero che l’importazione della legislazione antiebraica dalla Germania nazista sarebbe stato un corpo sostanzialmente estraneo al fascismo, fatta allo scopo di compiacere l’alleato, ma senza una reale convinzione.
Sono solo due falsi luoghi comuni.
È vero, invece, che vi fu correità, correità morale, politica e culturale (o meglio, pseu- do culturale) da parte di molti; vi fu una esclusione - ingiusta - di una parte di cittadini dallo Stato, dalla comunità sociale.
Ed inoltre, - ed è quel che è peggio e che stupisce – dal complesso delle leggi razziali del ’38 furono colpiti anche una grande parte di cittadini che avevano conseguito grandi meriti verso lo Stato Italiano. Persone che con i loro studi, con la propria attività o con il proprio personale sacri cio avevano dato lustro all’Italia, al Paese nel quale erano nati.
Furono, infatti, anche inesorabilmente colpiti:
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tutti coloro che con il proprio lavoro, con la propria operosa attività, avevano contribuito alla costruzione dello Stato nazionale (unitario),  n dalle guerre di indipendenza nel Risorgimento;
coloro che avevano combattuto con onore per l’Italia nella 1^ guerra mondiale, raggiungendo anche gradi elevati ed importanti incarichi militari di comando;
coloro che si distinguevano nell’arte e nella cultura, nella medicina, nelle scienze, (si pensi, ad esempio, al famoso “gruppo di via Panisperna”); insomma, coloro che erano stati capaci di esaltare proprio quello spirito Italico nazionale che tanto piaceva al regime fascista.
Paradossalmente, venne così determinata una deleteria dispersione di risorse umane e materiali in danno dello stesso Stato Italiano. Se volessimo sintetizzare in una frase sugge- stiva l’assurdità di questa incomprensibile, pubblica, manovra autolesionista, potremmo far dichiarare alle migliaia di ebrei che non potettero più servire lo Stato e il Paese, la frase seguente: “io non ho potuto combattere per la mia Patria! Io non ho potuto servire il mio Paese!”
In verità, tutta la legislazione razziale (razzista) italiana di quegli anni, si fonda su un com- plesso di rozze e marchiane misti cazioni.
Anzitutto, misti cazioni scienti che, come quelle inserite nel Manifesto della Razza del 5.8.1938, nel quale sono contenute affermazioni aberranti che erano del tutto al di fuori dei canoni della scienza; al di fuori del contesto storico e al di fuori del diritto vigente, nazionale ed internazionale.
E poi, misti cazioni politiche, come quella secondo cui (a parlare è un giurista fascista), lo Stato Italiano è stato “costretto” a emanare le leggi razziali nel “lodevole e plausibile intento di proteggere la razza e la nazionalità italiana” dal “grave e incessante pericolo per gli ordinamenti statali e sociali” costituito dall’ebraismo.
Ma di quale pericolo si parla? Quale poteva essere il pericolo costituito da una comunità importante, ma non così numerosa? Come abbiamo visto nello svolgimento del processo, gli ebrei in Italia erano circa 45.000, a fronte di una popolazione complessiva di oltre 40 milioni di abitanti....


































































































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