Page 38 - Il Processo
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semplici, luminose,  gure come quelle di Salvo D’Acquisto o di Padre Massimiliano Kolbe, matricola n. 16670 ad Auschwitz.
Gli ebrei erano una piccola comunità, ma erano inseriti in tutti i settori della società, spesso in quelli più importanti. Quelle odiose leggi che furono introdotte nel ’38 costituivano una breccia insidiosa, velenosa, pericolosa per tutta la collettività. E noi giuristi sappiamo bene quanto possano essere importanti i precedenti nella normazione e nella giurisprudenza. Quanto possano essere utilizzati, strumentalizzati, manipolati.
Ed infatti, queste leggi furono – in Germania come in Italia – un passaggio preliminare, una base di partenza per compiere ben altre abominevoli iniziative: le deportazioni e i campi di sterminio.
In de nitiva, nel 1938 è mancato nel Re, Vittorio Emanuele, l’adempimento al Dovere di opposizione all’adozione di decisioni politiche che offendevano i valori più profondi dell’uo- mo e della civiltà come era intesa nell’Europa occidentale. Quell’adempimento al Dovere che avrebbe dovuto tradursi nell’opposizione, nella resistenza ad una disumana tirannia. Resistenza vuol dire agire – secondo le proprie possibilità e capacità - per affermare, difendere o ripristinare una legittimità fondata sui diritti dell’uomo: garantire e restituire al popolo i suoi inalienabili diritti naturali. Mancando all’adempimento di tale dovere, è mancato del tutto il collegamento fra l’esercizio del governo e il rispetto dei valori etici che quell’esercizio devono ispirare.
Vi era una Scelta da fare: si poteva e si doveva scegliere. E la scelta è stata sbagliata.
È mancato l’esempio: l’esempio del Re. L’esempio che avrebbe potuto in uenzare po- sitivamente gli italiani, e che avrebbe potuto risvegliare le coscienze per opporsi all’a- bominio introdotto dalle leggi razziali.
In conclusione, vi è anche un’altra importante considerazione che è scaturita dal dibattito cui abbiamo assistito e che va evidenziata: ritengo, infatti, che questa affermazione di re- sponsabilità possa e debba essere estesa anche ad altri soggetti. La responsabilità di cui oggi trattiamo va condivisa con molte altre persone e, propriamente:
- con tutti coloro che – nel Paese, nei vari ambiti dello Stato, nella pubblica amministrazione come nei settori privati – abbiano agevolato con la propria azione o con il proprio colpevole silenzio, la applicazione di queste leggi;
-con tutti coloro che ebbero ad appro ttare immoralmente della situazione determinata dall’applicazione delle leggi, a scapito dei cittadini ebrei colpiti e danneggiati;
- con tutti coloro che – ciascuno secondo le proprie possibilità e capacità - mancarono di opporsi, rinunciando a resistere.
È per questo complesso di motivi che – con serena e determinata convinzione – questo Pubblico Ministero chiede per l’imputato e per tutti costoro
LA PIENA AFFERMAZIONE DI RESPONSABILITÀ.


































































































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