Page 40 - Il Processo
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quella sul Primo Maresciallo dell’Impero e quella, fortemente in contrasto con uno dei primi articoli dello Statuto, nonché con il principio di Monarchia ovvero con la Legge salica, che regola la successione dinastica.
Tuttavia non è certo su un aspetto formale che intendo confrontarmi con l’accusa, poiché ovviamente non sono stato nel corso del mio Regno muto certi catore di alcunché e anzi rivendico di aver mantenuto un ruolo di condizionamento della vita politica e delle scelte politiche dal primo all’ultimo giorno del mio Regno: anche quando tali scelte erano carat- terizzate da una drammaticità innanzi alla quale chiunque avrebbe voluto ritrarsi.
Ma questa è la condizione naturale di chi si trova ad esercitare un potere pubblico. Come ho detto in esordio, io non mi sono trovato davanti ad una alternativa buona e ad una cat- tiva, a una scelta giusta e ad una scelta sbagliata. Nel settembre 1938 le possibilità che mi sono raf gurato erano tutte ingiuste, sbagliate, dolorose e ho semplicemente scelto quello che poteva apparirmi quale male minore. E’ necessario fare dei passi indietro.
Nella prima parte della sua responsabilità di governo, Mussolini (che aveva conquistato il consenso popolare proponendosi quale fervente socialista e repubblicano) ha bisogno di evitare il con itto con chi impersona la storia unitaria del Paese, con il Re che ha vinto la prima guerra mondiale, con l’istituzione Monarchica.
Egli avvia quindi la fascistizzazione dello Stato cercando - abile trasformista com’era - di contenere le sue promesse repubblicane, accettando la divisione dei poteri, ma piano pia- no cercando di concentrare quanto più potere possibile nelle mani del capo del governo. In quest’ottica va letta la modi ca della Legge Salica (contenimento della promessa re- pubblicana), mentre quanto a concentrazione del potere il Governo non risponde più alla Camera, con la soppressione del voto di  ducia.
Gli esempi sono molteplici nelle cd leggi fascistissime.
Mussolini è antisemita? Sì, a leggere un articolo a sua  rma del 1919 sulla rivoluzione bol- scevica apparso su Il Piccolo.
Ma entrando nel gioco parlamentare e della responsabilità di Governo, per oltre 11 anni egli non cavalca quel tema: ben sapendo quanto il Re avesse considerazione dei cittadini ebrei.
L’antisemitismo viene coltivato da alcune anime del fascismo, segnatamente da Preziosi, ma non dal Capo del Governo.
Dal 1934 le cose cambiano e Mussolini ritiene di dover recuperare i suoi pensieri espressi nel 1919 e di doverne fare ogni giorno di più ragione di propaganda.
Perché?
In Germania nel 1933 è salito al potere Hitler, il cui antisemitismo è posto da subito al cen- tro delle politiche nazionalsocialiste. Mussolini guarda alla Germania -verso la quale per- sonalmente come noto ho sempre manifestato dif denza- come all’alleato possibile: ecco l’esigenza di rappresentare alla Germania la condivisione dell’antisemitismo.
E’ allora che a Preziosi si af anca nella propaganda antisemita il gerarca Farinacci, segno di un coinvolgimento diretto di Mussolini. 1935 Farinacci dichiara che gli Ebrei devono decidere tra il sionismo ed il fascismo. Pensiero questo perfettamente in linea con quello di Hitler secondo il quale il sionismo era un nemico della fedeltà alla Nazione. Nel 1936 mentre si sviluppa la Guerra di Spagna, dove con velocità straordinaria -un vero e proprio blitz militare- le truppe tedesche (e le milizie fasciste) soccorrono i nazionalisti, l’Alleanza militare, politica ed ideale tra il fascismo ed il nazismo, tra l’Italia e la Germania si rafforza


































































































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